14 September 2011

Poema della Luce, Tokyo


First Japanese performance of
Poema della Luce
grand'elenìa da concerto
for Guitar and AudioTrack 

Maurizio Pisati 2002
Guitar Gaku Yamada

Tokyo, Gendai Guitar Salon september 16th h. 18.30 
Music by J. S. Bach, F. Schubert, K. Taguchi, F. Sor, M. Pisati, M. M. Ponce 

• The experience of light is felt through what it reveals. Actually, light is in a certain way invisible. It is a sort of indirect experience, it is impalpable and, on the other hand, it can touch and warm us, leaving a cold shadow. This reveals to us where we are and the world around us.
• With these concepts in mind I have sought to create a new musical form in the Poema della Luce- Grande Elenìa da Concerto. Influencing this form are two zones: the intermediate zone, that is both visible and tactile, and a zone of time and of transformation. 
• "Elenìa" is a fantastic form, as are all forms when they are born. Maybe we could create a form from the leaps or phonetic stresses of the word –a word that is both a dedication and an invention- or perhaps find it in the simultaneous presence of remembering and invention. But "leap", "remembering", and "invention" are still not forms. • Could it be useful to say that the Poem is developed around the number five –"Your name has five letters" (Marina Cvetaeva, "Verses for Blok")? Five times, five differences, five notes, five phrases, five connections or five movements: a Prelux (pre-light) Favole (Fairy Tales), Orologi e Regine e Specchi (Watches, Queens and Mirrors), followed by Eco-Alba e Song a quattro soggetti (Echo-Dawn and Song with four subjects). The work ends with Un Precipizio di Rondini (a Swallow’s Precipice). 
• Where the fairy tales start and where the watches are, when the queens are watching themselves til dawn, or from where the swallow jumps, this I leave to the audience to guess or imagine. 
• In the Poem each sounding object appears written and played in a virtuosic way; this comes from the consciousness of the necessity of each sound to be heard at "its" specific time. This I think should be true for both composer and player. Starting from this awareness, I know that no whisper or any sort of deviation can change the inner power of time flowing from each sound. For this reason, the interpreter can have with each note, an opportunity to tell us something of him or herself. 
• I wish the audience could listen to this music as if it was improvised by the performer or remembered from last night’s dream. The ‘light-zone’, or just light, touches us when it pleases, and this is what I tried to capture in this ‘Poem’, while she –the light- was already writing it for me. MP

Zero estetica, l’Interprete scritto - Poema della Luce, specchio di pensieri dedicati al suono e alla scoperta, in quella infinita incertezza che così superbamente siamo soliti chiamare invenzione.
Sto cercando di esprimere, al di là della musica -o “al di qua”, tra le parole- le motivazioni estetiche per un Poema della Luce. A poco a poco però, e sempre più negli anni, scopro di non volere una estetica. D’altra parte, scorrendo la partitura, risultano evidenti le “invenzioni”, una tecnica di comunicazione, di manipolazione del suono e della sua percezione, un artigianato, un mestiere, il pensiero profondo e assieme chissà, forse anche una certa preziosa leggerezza. Questo possiedo ma non basta a costruire un’estetica e, per certi versi, è tutto già ben oltre. E poi, come credere alle estetiche? Ogni volta, a ogni pezzo, a ogni invenzione, cambiano. Sono astrazioni o indizi. E allora andiamo oltre.
• Vorrei si ascoltasse qui il mondo di suoni e respiri in cui questa musica guida e costringe l’Interprete. Il virtuosismo di ogni ogni oggetto sonoro nasce dalla consapevolezza della sua necessità in quel momento, in quella forma, con tutto ciò che lo precede e lo segue.Solidi poggiano questi suoni sulla loro scrittura, nessun respiro o deviazione potrebbe alterarne la forza o lo scorrere nel tempo; così l’Interprete può ad ogni nota –è un fiume: ad ogni goccia, ad ogni sponda, isola e meandro- specchiarsi e dirci qualcosa anche di sé. 
• Vorrei si ascoltasse questa musica come appena immaginata o improvvisata dall’Interprete, o ricordata dall’ultimo sogno e ora suonata a memoria, a orecchio. Ecco, tutt’al più solo in simili istanti nascerà e sarà concreto un fatto estetico, ma a quel punto subito scivolerà in secondo piano perché altro verrà a turbarci: nella memoria dell’ascoltatore sarà appena successo qualcosa di non-estetico e di così incontrollabile che neppure io stesso, provocatore primo dell’emozione in quanto inventore, conoscerò mai.

Parlare alla luce è una forma? - Nel Poema vi è anche la volontà, dopo aver composto, anni prima, i suoni di una ricerca personale, di usare ancora i “miei” e pure “gli altri” suoni, che dalla tradizione tornano ora come nuovi. Questi e quelli, assieme, in un Poema che parli alla luce. Il materiale delle precedenti composizioni viene trasformato seguendo, pur sempre nella finzione-realtà della forma, l’ordine di invenzione negli anni. Ma se certa parte del materiale segue un percorso cronologico, la forma non segue e non modella: cerca. Prova a intuire il percorso della luce e di quella sua proprietà di toccare e scaldare. 
• La luce in realtà è invisibile, la percepiamo grazie a ciò che essa stessa svela. É una sorta di esperienza indiretta. E non solo del visibile. Possiamo scorgere un monte illuminato oltre il lago, mentre da noi nessun raggio diretto di sole è ancora giunto; quando poi finalmente arriva, ecco un altro tipo di esperienza della luce: è quella sostanza impalpabile dalla quale si è anche toccati e scaldati, e che lascia un’ombra –un freddo- definendo l’ora sulla meridiana, svelando la nostra posizione nel mondo e nel tempo.
Ecco, lì si concentra la forma: in quella zona intermedia tra luce visiva –il monte oltre il lago mentre qui è ancora buio- e luce tattile. Una zona attiva tra il ricordo e il “poi”: un presente in scorrimento costante. 
Zone così, di tempo, in incessante mutazione di visioni e calore, sono la forma del Poema della Luce.
• Non vi è forma già nota per questo poema: Elenìa è una forma fantastica come tutte le forme quando nascono (o meglio: nascono proprio perché fantastiche); forse possiamo trovarla nello slancio, o anche solo nell’accento della parola che assieme dedica e inventa, nella instancabile presenza simultanea di ideazione e ricordo, nella coscienza dell’invenzione come scrittura sull’acqua, che diventa l’acqua stessa, che a sua volta evapora in un segno, una scrittura, una traccia che nel nascere scompare, sempre nuova eppure sempre lei. Ma “slancio”, “ricordo”, “coscienza” non sono ancora una forma. 
Servirà a qualcosa dire che cinque -“Il tuo nome sono cinque lettere” (Marina Cvetaeva da “Versi per Blok)- è il numero attorno al quale ruota tutto il Poema? Forse, chissà, ma non è certo un segreto né all’ascolto né alla lettura della partitura. 
Come una mano che passa le dita ovunque, quasi ogni oggetto sonoro del Poema respira in un arco di “cinque”. Cinque volte, cinque diversità, cinque lettere, cinque note, cinque frasi, cinque collegamenti, cinque movimenti. Anche questi sì sono cinque. 
Un Prelux –l’ho detto: non vi è forma, e tanto meno nomi già noti per questo nuovo eterno luminoso poema-, poi Favole, e ancora Orologi e Regine e Specchi, segue Eco-Alba e Song a quattro soggetti, sino a Un Precipizio di Rondini
Questo è un gioco in più, sarà compito di ogni ascoltatore trovare o inventare dove cominciano le favole e dove gli orologi, dove le regine si specchiano sino all’alba, o da dove parte il volo in precipizio. 
Ma neppure un numero è la forma. Quindi ripeto: non vi è forma già nota per questo nuovo eterno luminoso appassionato poema: l’unica forma possibile era per me la certezza della sua possibile esistenza e, in quei momenti, cominciare a inventarla, poi altri cominceranno a suonarla e altri ancora ad ascoltarla, sino alla fine. Ecco quindi che, in concerto, la forma invisibile, l’estetica delle zone intermedie, le strutture invisibili della forma invisibile, diventano concrete e, in un’eco di elogio dell’ombra, con Luis Borges annunciano a te che ascolti “que la emoción poética es lo que està esperandolo”. Che ciò che l’aspetta è l’emozione poetica. 
Luce - E così, come seduto a ricordare, queste parole sulla luce passano e ravvivano in me l’emozione di quelle ore d’invenzione. Passano e un po’ sorridono di loro stesse e di noi tutti che le abbiamo lette. 
Sono le Zone di luce, o semplicemente solo luce, quella che sembra così lontana, che ci tocca solo quando vuole, che ho tentato di imprigionare in un Poema, ritrovandomelo invece da lei scritto. “Luce che illumini insieme tutte quante le cose una volta e sempre, inghiottimi nell’abisso della chiarità”. m.p.

0 commenti:

Post a Comment