18 March 2012

Aristofane in Blue


Milano Teatro Oscar 21-31 marzo 2012 - Maurizio Pisati
Aristofane in Blue
-dieci domande a nuvole, poeti e uccelli-

drammaturgia, musica e 
performance audio video Maurizio Pisati
regia Annig Raimondi

leading voice e uccelli Bernardo Lanzetti
voce antica e del parlamento Riccardo Magherini
voce delle donne e della pace Annig Raimondi
spazio scenico, luci Fulvio Michelazzi 
costruzioni plastiche Ernesto Jannini 
costumi Nir Nagziel

in video Alma Napolitano Violino 
Andrea Montalbano Clarinetto

riprese video uccelli Andrea Empedocle Aguzzi
tecnico e gestione audiovideo Emanuele Cavalcanti

• ARISTOFANE in BLUE
Musica in scena con attori, video, songs, electrodance: una fantasia sonora e teatrale, rapsodia. Tutti interrogano Aristofane. Lui, presente ma invisibile, risponde con Voci, Video, Chitarra e Laptop. Ogni attore recita due Commedie, ogni voce quindi è tanti uomini e soprattutto donne, che conquistano il potere, cercano e sono esse stesse la pace. 
Dalla strada arriva l’Electrodance, parente di house, techno, hip hop e “glowsticking”, che ritroviamo nelle mani del chitarrista e degli attori sino all’attore-one man band anch’egli spinto alla danza, al canto parlato e al gioco con gli strumenti che ha appesi al corpo. Intanto, in un’altra voce, prendono corpo alcune Songs senza strofe o ritornelli: ognuna è un momento irripetibile e solitario, frammento di un canto più grande. In scena qui è la pratica del comporre musica, mondo concreto e fantastico del suono e dei suoi segni tradotti in gesti aerei d’Attore, in Video da Violino e Clarinetto, nelle evoluzioni elettroniche e luminose.
E a proposito di luce: blu è il colore delle domande. Rispondendo, le cose e i segni si animano, producono fantasie sonore e una costruzione poetica. E allora di nuovo ascolta, pubblico mio che sempre ti osservo: questo fantastico mondo è qui, sulla scena e non è un rifugio, altrove cercheremo le alternative se la consapevolezza della finzione ce le in-segnerà, tracciando nell’aria i segni di ciò che l’orecchio ascolta e la parola non sa diremp - zone

5 March 2012

Ai limiti dell'aria


Milano, Teatro Oscar 8-17 marzo 2012 h. 21.00
Maurizio Pisati - AI LIMITI DELL'ARIA
per
IPAZIA - La nota più alta
di
Tommaso Urselli
ideazione Maria Eugenia D'Aquino
regia Valentina Colorni
spazio scenico Andrea Ricci
disegno luci Fulvio Michelazzi
produzione PACTA.deiTeatri
costumi Mirella Salvischiani, Alessandro Aresu
assistente alla regia Claudia Galli
tecnico Emanuele Cavalcanti
consulenza scientifica Tullia Norando, Paola Magnaghi - Politecnico di Milano e Stefano Sandrelli - INAF Osservatorio Astronomico di Brera
• Ipazia, nel suo nome è nascosta la nota più acuta che noi spesso immaginiamo alta, dando così al suono anche una collocazione spaziale. La musica è qui una ricerca parallela che tocca anche zone inudibili. Il suo titolo è infatti Ai limiti dell’aria, percorre le regioni estreme delle onde sonore dove abita la nota più acuta, lontana dai suoni che in contrappunto rotolano sul palcoscenico, gravi e sperduti. Un suono-respiro che obbedisce a proporzioni geometriche, mascherato con gli artifici antichi dell’arte combinatoria dei suoni, che a noi lasciano intuire uno specchio, un cammino a ritroso, un’ombra, ma mai ci concedono di conoscere la vera inudibile nota più alta.  mp - zone
• ...prendono qui corpo voci personaggi ed episodi in una narrazione per frammenti che procede non secondo una logica di temporalità degli eventi, ma seguendo le associazioni della protagonista, una delle Ipazie possibili. L'Ipazia storica era una filosofa neoplatonica, seguace di Plotino, secondo cui il tempo è immagine dell'Eternità, Eternità in cui tutto si presenta come simultaneo. E, in effetti, la storia di Ipazia e del suo tempo, su cui il pubblico è invitato a riflettere come in una delle sue lezioni, si ripete in ogni tempo. T. Urselli

7 December 2011

TomTomEyes - Marseille

GMEM - Marseille, 14 dec 2011 h. 19.30 
Maurizio Pisati: TOMTOMEYES for Percussion and AudioVideo
Percussion Stanislas Pili
Electronics 
Salvatore Livecchi
introduction by 
Stefano Bassanese
Music by 
Maurizio Pisati, Luigi Nono, Mauricio Kagel


• Tomtomeyes is a synthesis of the work I developed with Percussionist Maurizio Ben Omar and to him this music is dedicate. The work is based on the historical technique of the Basler Trommel focusing on traditional formulas used to memorize and perform the sticking “rudiments”. But more, here we listen to the musician in a virtuoso performance on both sticks and voice. 
In Tomtomeyes I merged different experiences: some of my previous percussion pieces as ZONE I or SanMokuSenGan, a long staying in Japan, the work with my group ZONE and, as a suggestion, the audible representation of an imaginary journey of "the beating eye" of a TomTom.
Through the Video, one could feel the gliding water's fascination and the illusory act of writing: we always write on water with an illusive intention to leave an eternal sign. In this VideoTrack time is running and leaving his signs: leaves, twigs, grass, fishes, rain. In the meantime the TomTom revolves itself in a whole deep Cadenza.  m.p.

5 December 2011

Odolghes & Studio II - Bruxelles



Q-O2 - Bruxelles 13 dec 2011
Maurizio PisatiStudio II e Odolghes
Guitar Jona KesteleynDouble Bass Pieter Lenaerts 
Music by Neyrinck, Romitelli, Pisati, Sanchez-Verdu, Sall
Odolghes è parte di Theatre of Dawn, opera multimediale attorno ad  alcune leggende alpine. Un teatro fantastico immaginato in una di quelle case abbandonate che spesso si trovano sulle Alpi italiane, engadine, o nelle valli tra Italia e Austria, Svizzera, Francia. Vecchie case di pietre e legno appartenute a pastori o minatori, oramai sventrate e sempre più confuse con la roccia circostante. In quell'ora in cui non è ancora giorno e nemmeno più notte, sette "spiriti" si incontrano in una di queste case: un istante esplorato e dilatato dal tempo musicale, sette spiriti di sette diverse storie, e uno sarà lo spirito dell'inverno, un altro dell'incubo, del pericolo e così via. 
Odolghes è guerriero, cantore e Re. L'ultimo degli antichi, re di spada e di arpa, cantore delle gesta del suo popolo. Per sette anni ascolta il canto della principessa del regno sotterraneo, che diviene poi sua sposa. Con la sua arpa e la sua spada affronta i nemici ma una volta viene vinto, perdendo per sempre il regno. mp, 2006

24 November 2011

Le cinque morti di Pitagora 2011 - Milano

Milano - Teatro Carcano  28.11.2011
• h. 19.30 La musica degli Dei
aperitivo matematico con Maurizio Pisati e Franco Pastrone
• h. 20.30 L'irrazionale leggerezza dei numeri 

di Riccardo Mini
Regia Valentina Colorni

Musica: Le cinque morti di Pitagora di Maurizio Pisati

con Maria Eugenia D'Aquino, Riccardo Magherini, Annig Raimondi, Vladimir Todisco Grande.

E dopo le ultime migliaia di anni passate in cerca dell'indirizzo, eccoci di nuovo qui. E' ancora come la ricordavo. Soglia della distanza e della non-vista: una tenda, a filtrare la conoscenza.

Oltre il filtro ancora oggi dicono vi sia una coscia d'oro. Allora io ascolto, con ombra di dubbio, perchè nel suono è la luce che genera l'ombra, e umbratile è la risposta.

Ma la domanda? Qual'è la domanda? Certo attenderemo ancora milioni di anni. E allora, intanto, ascoltiamo: dal nucleo si dipartono mutevoli aggregazioni, che implodono infinite volte sino al numero inascoltabile. Nello spazio: ombra e luce. mp

3 November 2011

SUONI dal MURO - Milano

zone 
maurizio pisati
SUONI dal MURO
per
I parenti terribili 
di
Jean Cocteau 
regia Annig Raimondi
traduzione Paolo Bignamini
con Maria Eugenia D'Aquino, Carlo Decio, Riccardo Magherini, Lorena Nocera, Annig Raimondi,
scene di Giuseppe Marco Di Paolo, costumi Nir Lagzieldisegno luci Fulvio Michelazzi
produzione PACTAdeiTEATRI in collaborazione con Cineteca Italiana e Studio Exhibita,
patrocinio del Comune di Milano e contributo di Fondazione Cariplo

25 October 2011

ZONE-Alp, Würzburg

Flammabis Musiktage 2011 
Würzburg, 7.11.2011 20.00Uhr 
Medienpartner Bayerischer Rundfunk 
Kammermusiksaal 
Hochschule für Musik 

• Hubert Hoche, X-Way, Fl., Perk.
 J. Sanchez-Verdu, Dhatar, 
Git., Akk.
 Keiko Harada, Book1, Akk.
 Steve Reich, Vermont Counterpoint
Fl., Tonband
 Maurizio PisatiZONE-Alp
Bassfl., Git. 
 Johannes F.W. Schneider, Cosm
 UA, Fl., Git., Cajon 
 Detlef Heusinger, Noeme, Fl., Git.
 Trevor Baca, L‘archipel Du Corps 
UA, Fl., Git., Akk., Perk.

Carin Levine Flöte, Marta Klimasara Percussion, Stefan Hussong Akkordeon, Jürgen Ruck Gitarre 

ZONE-Alp is a transcription -better should be “translation”- of Alp, a previous piece for Guitar and Double bass Recorder. 
Alp is part of the multimedia opera Theater of Dawn, and ZONE-Alp is almost a simultaneous translation, a real-time translation written for the premiere of this piece in Tokyo, 1999, performed by Elena Càsoli, Guitar, and Manuel Zurria, Flute. This nocturnal transcription is dedicated to them. 
Theatre of Dawn is a a fantasy theatre imagined in one of these abandoned mountain houses -old constructions of stones and wood, bilded up by shepherds or miners- somewhere in the mountain sides between the borders of Italy with France, Switzerland, Austria. 
In that hour when it is not yet day, but it is not night anymore, seven “spirits” of alpine legends meet in one of these houses: an undefinable moment between night and dawn. 
Alp is one of these spirits: he acts as an intruder through little holes of the wooden house and, once he is inside, if the hole is closed he never gets the way to leave. These Alps can cry in a very compassionate way, but they never stop with their spiteful attitude. 
Sometimes one can hear them, outside of his house, disturbing with strange noises or touching and moving things.
M. P.  November 1998

24 October 2011

Odolghes - Gent


Gent, LogosFoundation - october 25th 2011 TiptoeCompany plays 
Maurizio Pisati - Studio2 and Odolghes 
Mauricio Kagel - Sonant 
Nico Sali - TACTICS
Fausto Romitelli - Simmetrie d'Oggetti

The Tiptoe Company does exactly what it says: tiptoe along the borders of silence, exploring the possibilities of quietness. 
De Gentse Tiptoe Company ontstond als ‘ensemble van 'delikate intrumenten' en wordt gecoached door het Ictus en Spectra Ensemble in het kader van een ManaMa Hedendaagse Muziek aan het konservatorium van Gent. Momenteel spelen gitaar, blokfluit, harp en kontrabas de hoofdrollen en worden kreaties gekombineerd met repertoire dat op de één of andere manier speelt met 'verstilling' of met het beperkte volume van de instrumenten.
Eveneens is de relatie tussen instrumentale aktie en de voortgebrachte klank een vertrekpunt voor zogenaamd 'muziekteater op mikronivo'; iets wat eigenlijk inherent is aan elke vorm van live muziek.
De musici van Tiptoe Company zijn daarnaast elk aktief in heel diverse genres en projekten. Zo is blokfluitiste Ruth Van Killegem - solist in ensembles als Il Gardellino, Collegium Instrumentale Brugense en More Maiorum - geen onbekende in de barokwereld.
Gitarist Jona Kesteleyn vormt sinds jaren een duo met Ruth. Samen namen ze in 2006 de CD Pas de Tango op, met kreaties van onder meer Kris De Baerdemacker en Ward De Vleeschhouwer. Jona is daarnaast aktief in orkesten en ensembles en zette zijn eerste stappen in de teaterwereld met de groep Vi. Pieter Lenaerts trok dan weer naar New Delhi om er een Cd op te nemen met zijn Indische kompanen op sarod en tabla. Als freelance kontrabassist speelt hij bij DeFilharmonie en het Nationaal Orkest, en bestudeerde hij op eigen houtje de muziek van Scodanibbio, Grillo en Partch. Harpiste Jutta Troch is lid van Besides en Nadar Ensemble en organiseert het What's Next Festival. Momenteel speelt ze ook bij de alternatieve popgroep Dez Mona. In deze produktie wordt Tiptoe Company tot slot bijgestaan door perkussionisten Ruud Roelofsen en Jonas D’haese.

10 October 2011

ZONE-Tarkus, Torino

EmersonLake&Palmer - Maurizio Pisati 
Ensemble FIARI esegue ZONE-Tarkus
Torino, Teatro Vittoria, Via Gramsci 4, 13 ottobre 2011 h. 21.00  
ZONE-Tarkus nasce nel 2003 come doppia commissione dell’etichetta VictorJapan. Due nomi infatti appaiono nel titolo: TARKUS e ZONE
• E' stato un percorso di vera e propria “traduzione”. A partire dall’ascolto e dall'originale inviato da Keith Emerson, uno spartito pianistico, ogni brano è stato esplorato nelle sue possibilità di specchiarsi in un “altro” organico, acustico, non pop, in alternanza coi brani di ZONEpopTRAIN, il lavoro originale commissionato assieme alla traduzione. 
ZONE, a sua volta, é un progetto che nella mia produzione si è concretizzato talvolta in un gruppo e soprattutto in una idea in continua evoluzione, che anche qui ha raccolto in sé tanto le parti originali tanto quelle di Tarkus tradotte.

• La partitura è a moduli e multifunzionale: una versione per l’incisione, una per l’esecuzione integrale e infine la possibilità di considerare ogni brano come a sé stante e operare un scelta, così come avviene questa sera in cui si eseguirano solo le traduzioni.
• Tarkus (clip), di EL&P, raccontava la lotta tra il Tarkus-armadillo-tank e la Manticore, creatura mitica dal corpo leonino, testa umana con tre file di denti e coda spinata: in ZONE-TARKUS la Manticore torna in due aspetti qui di seguito illustrati, uno strettamente compositivo e uno più legato alla contingenza storica. 
•  L’opera di Keith Emerson si è sempre nutrita del catalogo classico e ad alcuni sarà noto come il tema di Tarkus sia in parte ispirato alla musica di Alberto Ginastera, ma qui la storia si capovolge: un organico “classico” si accosta alla sua musica, la Manticore torna, questa volta minacciosa ma, con l’aiuto del nuovo Tarkus sarà portata in zone acustiche e armoniche nuove. 
• Questo, forse per coincidenza, ha avuto una eco anche nella realtà del lavoro, ed è l'aspetto storico: durante la composizione si era in tempi -mai conclusi- di nuove guerre e rinnovati assetti internazionali, nuovi invasori e salvatori, sempre gli stessi in scambio di ruoli. 
Là i fatti si svolgevano e parallelamente la musica veniva scritta, in quelle terre lontane la nuova storia rovesciava i fronti e anche in questo ZONE-Tarkus l’antico salvatore diveniva minaccia e il pericolo di un tempo era invece la nuova forza.   mp


ZONE-Tarkus and ZONEpopTRAIN  
• I was asked for two kinds of works for this project: a transcription of TARKUS and a new composition in which I should search for a personal connection with EL&P's and pop music. Following these indications I composed ZONEpopTRAIN, a sort of train-no-trip where  
it is not the train that is moving but the landscape itself. The optical effect is very much the same, but the reality should be quite different.
The music is composed in several blocks that freely alternate with ZONE-TARKUS pieces. 
• For ZONE-TARKUS I pursue the same personal line that I am always following about "transcription": that is, looking to "translate" as if in a literature way. I call this a "translation" of TARKUS, and it should sound as if it were really written for this new ensemble. I'm aware of the risks involved in declaring this, but I also know my work. It was therefore necessary to make compositional and poetical choices: elements were eliminated, others were enlarged, some were invented. This three-point operation "eliminate-enlarge-invent" (among others) are in any case always connected with the act of composing. 
This "translation" explores each piece's virtuosistic and fantastic possibilities in order that they themselves are then reflected in an acoustic ensemble during an uninterrupted dialogue with ZONEpopTRAIN. mp

22 September 2011

Caprichos - Madrid



Maurizio Pisati - Caprichos de Simios y Burros
El jueves 22 de septiembre, a las 19 h., la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando de Madrid acogerá un concierto para guitarra titulado “Caprichos goyescos”, con obras todas ellas basadas en los famosos grabados de Goya.
Interpretadas por el guitarrista Jürgen Ruck, se podrán escuchar obras de Bernd Franke, Bruno Dozza, José María Sánchez-Verdú, Detlef Heusinger, Christian Billian, Arturo Fuentes, Brett Dean, Cathy Milliken, Elena Mendoza 
y Caprichos de Simios y Burros de Maurizio Pisati.

14 September 2011

Poema della Luce, Tokyo


First Japanese performance of
Poema della Luce
grand'elenìa da concerto
for Guitar and AudioTrack 

Maurizio Pisati 2002
Guitar Gaku Yamada

Tokyo, Gendai Guitar Salon september 16th h. 18.30 
Music by J. S. Bach, F. Schubert, K. Taguchi, F. Sor, M. Pisati, M. M. Ponce 

• The experience of light is felt through what it reveals. Actually, light is in a certain way invisible. It is a sort of indirect experience, it is impalpable and, on the other hand, it can touch and warm us, leaving a cold shadow. This reveals to us where we are and the world around us.
• With these concepts in mind I have sought to create a new musical form in the Poema della Luce- Grande Elenìa da Concerto. Influencing this form are two zones: the intermediate zone, that is both visible and tactile, and a zone of time and of transformation. 
• "Elenìa" is a fantastic form, as are all forms when they are born. Maybe we could create a form from the leaps or phonetic stresses of the word –a word that is both a dedication and an invention- or perhaps find it in the simultaneous presence of remembering and invention. But "leap", "remembering", and "invention" are still not forms. • Could it be useful to say that the Poem is developed around the number five –"Your name has five letters" (Marina Cvetaeva, "Verses for Blok")? Five times, five differences, five notes, five phrases, five connections or five movements: a Prelux (pre-light) Favole (Fairy Tales), Orologi e Regine e Specchi (Watches, Queens and Mirrors), followed by Eco-Alba e Song a quattro soggetti (Echo-Dawn and Song with four subjects). The work ends with Un Precipizio di Rondini (a Swallow’s Precipice). 
• Where the fairy tales start and where the watches are, when the queens are watching themselves til dawn, or from where the swallow jumps, this I leave to the audience to guess or imagine. 
• In the Poem each sounding object appears written and played in a virtuosic way; this comes from the consciousness of the necessity of each sound to be heard at "its" specific time. This I think should be true for both composer and player. Starting from this awareness, I know that no whisper or any sort of deviation can change the inner power of time flowing from each sound. For this reason, the interpreter can have with each note, an opportunity to tell us something of him or herself. 
• I wish the audience could listen to this music as if it was improvised by the performer or remembered from last night’s dream. The ‘light-zone’, or just light, touches us when it pleases, and this is what I tried to capture in this ‘Poem’, while she –the light- was already writing it for me. MP

Zero estetica, l’Interprete scritto - Poema della Luce, specchio di pensieri dedicati al suono e alla scoperta, in quella infinita incertezza che così superbamente siamo soliti chiamare invenzione.
Sto cercando di esprimere, al di là della musica -o “al di qua”, tra le parole- le motivazioni estetiche per un Poema della Luce. A poco a poco però, e sempre più negli anni, scopro di non volere una estetica. D’altra parte, scorrendo la partitura, risultano evidenti le “invenzioni”, una tecnica di comunicazione, di manipolazione del suono e della sua percezione, un artigianato, un mestiere, il pensiero profondo e assieme chissà, forse anche una certa preziosa leggerezza. Questo possiedo ma non basta a costruire un’estetica e, per certi versi, è tutto già ben oltre. E poi, come credere alle estetiche? Ogni volta, a ogni pezzo, a ogni invenzione, cambiano. Sono astrazioni o indizi. E allora andiamo oltre.
• Vorrei si ascoltasse qui il mondo di suoni e respiri in cui questa musica guida e costringe l’Interprete. Il virtuosismo di ogni ogni oggetto sonoro nasce dalla consapevolezza della sua necessità in quel momento, in quella forma, con tutto ciò che lo precede e lo segue.Solidi poggiano questi suoni sulla loro scrittura, nessun respiro o deviazione potrebbe alterarne la forza o lo scorrere nel tempo; così l’Interprete può ad ogni nota –è un fiume: ad ogni goccia, ad ogni sponda, isola e meandro- specchiarsi e dirci qualcosa anche di sé. 
• Vorrei si ascoltasse questa musica come appena immaginata o improvvisata dall’Interprete, o ricordata dall’ultimo sogno e ora suonata a memoria, a orecchio. Ecco, tutt’al più solo in simili istanti nascerà e sarà concreto un fatto estetico, ma a quel punto subito scivolerà in secondo piano perché altro verrà a turbarci: nella memoria dell’ascoltatore sarà appena successo qualcosa di non-estetico e di così incontrollabile che neppure io stesso, provocatore primo dell’emozione in quanto inventore, conoscerò mai.

Parlare alla luce è una forma? - Nel Poema vi è anche la volontà, dopo aver composto, anni prima, i suoni di una ricerca personale, di usare ancora i “miei” e pure “gli altri” suoni, che dalla tradizione tornano ora come nuovi. Questi e quelli, assieme, in un Poema che parli alla luce. Il materiale delle precedenti composizioni viene trasformato seguendo, pur sempre nella finzione-realtà della forma, l’ordine di invenzione negli anni. Ma se certa parte del materiale segue un percorso cronologico, la forma non segue e non modella: cerca. Prova a intuire il percorso della luce e di quella sua proprietà di toccare e scaldare. 
• La luce in realtà è invisibile, la percepiamo grazie a ciò che essa stessa svela. É una sorta di esperienza indiretta. E non solo del visibile. Possiamo scorgere un monte illuminato oltre il lago, mentre da noi nessun raggio diretto di sole è ancora giunto; quando poi finalmente arriva, ecco un altro tipo di esperienza della luce: è quella sostanza impalpabile dalla quale si è anche toccati e scaldati, e che lascia un’ombra –un freddo- definendo l’ora sulla meridiana, svelando la nostra posizione nel mondo e nel tempo.
Ecco, lì si concentra la forma: in quella zona intermedia tra luce visiva –il monte oltre il lago mentre qui è ancora buio- e luce tattile. Una zona attiva tra il ricordo e il “poi”: un presente in scorrimento costante. 
Zone così, di tempo, in incessante mutazione di visioni e calore, sono la forma del Poema della Luce.
• Non vi è forma già nota per questo poema: Elenìa è una forma fantastica come tutte le forme quando nascono (o meglio: nascono proprio perché fantastiche); forse possiamo trovarla nello slancio, o anche solo nell’accento della parola che assieme dedica e inventa, nella instancabile presenza simultanea di ideazione e ricordo, nella coscienza dell’invenzione come scrittura sull’acqua, che diventa l’acqua stessa, che a sua volta evapora in un segno, una scrittura, una traccia che nel nascere scompare, sempre nuova eppure sempre lei. Ma “slancio”, “ricordo”, “coscienza” non sono ancora una forma. 
Servirà a qualcosa dire che cinque -“Il tuo nome sono cinque lettere” (Marina Cvetaeva da “Versi per Blok)- è il numero attorno al quale ruota tutto il Poema? Forse, chissà, ma non è certo un segreto né all’ascolto né alla lettura della partitura. 
Come una mano che passa le dita ovunque, quasi ogni oggetto sonoro del Poema respira in un arco di “cinque”. Cinque volte, cinque diversità, cinque lettere, cinque note, cinque frasi, cinque collegamenti, cinque movimenti. Anche questi sì sono cinque. 
Un Prelux –l’ho detto: non vi è forma, e tanto meno nomi già noti per questo nuovo eterno luminoso poema-, poi Favole, e ancora Orologi e Regine e Specchi, segue Eco-Alba e Song a quattro soggetti, sino a Un Precipizio di Rondini
Questo è un gioco in più, sarà compito di ogni ascoltatore trovare o inventare dove cominciano le favole e dove gli orologi, dove le regine si specchiano sino all’alba, o da dove parte il volo in precipizio. 
Ma neppure un numero è la forma. Quindi ripeto: non vi è forma già nota per questo nuovo eterno luminoso appassionato poema: l’unica forma possibile era per me la certezza della sua possibile esistenza e, in quei momenti, cominciare a inventarla, poi altri cominceranno a suonarla e altri ancora ad ascoltarla, sino alla fine. Ecco quindi che, in concerto, la forma invisibile, l’estetica delle zone intermedie, le strutture invisibili della forma invisibile, diventano concrete e, in un’eco di elogio dell’ombra, con Luis Borges annunciano a te che ascolti “que la emoción poética es lo que està esperandolo”. Che ciò che l’aspetta è l’emozione poetica. 
Luce - E così, come seduto a ricordare, queste parole sulla luce passano e ravvivano in me l’emozione di quelle ore d’invenzione. Passano e un po’ sorridono di loro stesse e di noi tutti che le abbiamo lette. 
Sono le Zone di luce, o semplicemente solo luce, quella che sembra così lontana, che ci tocca solo quando vuole, che ho tentato di imprigionare in un Poema, ritrovandomelo invece da lei scritto. “Luce che illumini insieme tutte quante le cose una volta e sempre, inghiottimi nell’abisso della chiarità”. m.p.

ZONE con PACTA 2011-2012, Milano

musiche di Maurizio Pisati - ZONE
per la Stagione 2011-2011 di PACTAdeiTeatri

• 2 Novembre - 4 Dicembre 2011
SUONI DAL MURO
per I Parenti terribii
di J. Cocteau
 28 Novembre 2011
LE CINQUE MORTI DI PITAGORA
per L'irrazionale leggerezza dei numeri
di Riccardo Mini
e: La musica degli Dei - Musica e Matematica,
Incontro pubblico tra 
Prof. Franco Pastrone, matematico 
e Maurizio Pisati 
 8 - 17 Marzo 2012
OLTRE L'ALTO
per Ipazia. La nota più alta
di Tommaso Urselli
 21 - 31 Marzo 2012
ARISTOFANE in BLUE
di Maurizio Pisati
 13 - 30 Giugno 2012
DIECI VALZER
per L'amica delle mogli
di Luigi Pirandello

Presentazione Aristofane in Blue - Milano


Conferenza stampa PACTAdeiTeatri
Stagione 2011/2012
Milano - 14 settembre 2011
Sala Stampa di Palazzo Marino h. 11.30
Piazza della Scala, 2


interverranno
Stefano Boeri, Assessore alla Cultura, Expo, Moda e Design del Comune di Milano
Novo Umberto Maerna, VicePresidente Provincia di Milano, Assessore alla Cultura
Massimo Buscemi, Assessore alla Cultura Regione Lombardia
Annig Raimondi, Direttore Artistico
Maria Eugenia D'Aquino, Legale Rappresentante


Presentazione della Stagione 2011/12 
anticipazioni sulla nuova opera
ARISTOFANE in BLUE
opera teatrale musicale in un atto
di Maurizio Pisati
produzione PACTA-ZONE-StarCopying/GDPackaging srl

23 July 2011

Scarlatti-Pisati, Ingesund

College of Ingesund - 23.07.2011
Swedish Guitar and Lute Society, 
Elena Càsoli plays Sonata 141 by Scarlatti-Pisati


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«La traduzione è un passaggio di pensiero e di processi compositivi nella direzione che l’opera suggerisce. Quasi una fantasia filologica negli immaginari panni dell’altro compositore (un “io” antico), che mi porta a seguire un percorso non “alla maniera di” ma direttamente “in mente di”. Un pensare parallelo che assuma l’originale come guida, sfruttando il nuovo organico per, appunto, trans-pensare. Il lavoro alle Sonate è iniziato su stimolo del regista Francesco Leprino in occasione del suo film Un gioco ardito. La passione per l’invenzione ha poi preso il sopravvento, portando il progetto personale a raggruppare circa quindiciSonate che a poco a poco sto traducendo per la Chitarra. La Chitarra è un mondo ricco di ogni cosa si trovi fuori e dentro la cassa armonica, nella quale, appunto, anche questo Scarlatti trova posto». mp

19 July 2011

Impro e Conduction - Castel d'Aiano

Castel d'Aiano (Bologna) 20 - 24 luglio 2011
nell'ambito di Claxica2011
Maurizio Pisati e Cristian Gentilini conducono 
2inImpro
Laboratorio di Improvvisazione e Conduction
In una suggestione quasi solo lessicale da Punto Linea Superficie di Vassily Kandinsky, ci addentriamo nei rapporti tra suono immaginato, segno immaginario, segno tracciato e suono eseguito. Si fondono le competenze personali del repertorio con quelle dapprima individuali di Improvvisazione e Cadenza, sino alla condivisione di tutto ciò nella Conduction e nella improvvisazione d'ensemble.



20 luglio:  Punto (Il suono è reale. Segno immaginario. Equilibrio dello spazio, nello spazio. Conduction immobile. Brani personali di repertorio.)
21 luglio  –– Linea (Movimento del pensiero. Scrivere sull'acqua e comporre nell'aria. Conduction dei gesti. Brani personali di repertorio, • ––)
22 luglio:   Superficie (Dove? La quarta parete. Scrivere al buio, scotografia. Conduction on stage. Brani personali di repertorio, Cadenze, • –– )
23 luglio:  • –– (Conduction totale. Mix con brani personali di repertorio. Cadenze. Improvvisazioni collettive)
24 luglio: Prova generale, Concerto
(foto©a.bedny)